Photofarm

Il social network di fotografia naturalistica e reportage

Comitato Etico sulla fotografia e comunicazione naturalistica

Informazioni

Comitato Etico sulla fotografia e comunicazione naturalistica

Gruppo di discussione sul documento comune sull'etica della comunicazione naturalistica

Luogo: Photofarm
Membri: 48
Attività più recente: 10 Ott 2012

Tutto ha inizio da questa discussione

http://photofarm.ning.com/profiles/blogs/shooting-in-the-wild

Eccoci qui, per meglio ottimizzare il lavoro di realizzazione del documento etico sulla fotografia naturalistica ho aperto questo gruppo.

E' bene non postare troppi commenti nella pagina principale ma aprire un argomento volta per volta di modo che riusciamo a seguire tutto e preparare al meglio il testo.

Partiamo sulla base della filosofia di Photofarm http://www.photofarm.it/wp/?page_id=57

e su documenti già esistenti in rete come questohttp://www.naturephotographers.net/ethics.html

e qua: NANPA

Forum di discussione

Intervista di Claudia Rocchini a Harry Salamon proprietario dell'Oasi di S.Alessio

Iniziata da Christian Patrick Ricci. Ultima risposta di Christian Patrick Ricci 10 Giu 2011. 14 Risposte

Mi sono indignato nel leggere l'intervista di Claudia Rocchini al proprietario dell'Oasi, non per Claudia che stimo ma per quanto dice Salamon.Vi invito tutti ad andare sul blog di Claudia e…Continua

DIscussione su "Bollino Giallo" e definizione di OASI

Iniziata da Mirko Sotgiu. Ultima risposta di Valter Vannini 1 Giu 2011. 41 Risposte

Ciao a tutti Erminio ma anche altre persone in giro per il web hanno fatto notare che nel documento forse occorre meglio definire cosa intendiamo con oasi e il fatto che se scattiamo in oasi mettiamo…Continua

Ecco il documento Etico!

Iniziata da Mirko Sotgiu. Ultima risposta di Raffaella Bolaffio 26 Apr 2011. 40 Risposte

ETICA DELLA COMUNICAZIONE NATURALISTICA Questo documento nasce dall’esigenza di diversi comunicatori, fotografi e documentaristi di creare un modus operandi etico che possa rifarsi alle citate…Continua

Tag: fotografia, natura, etica, documento

Loghi e bollini vettoriali

Iniziata da Mirko Sotgiu. Ultima risposta di paola12 19 Dic 2010. 4 Risposte

Loghi e bollini in vettoriale.Continua

Spazio commenti

Commento

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Commento da Mirko Sotgiu su 28 Settembre 2011 a 14:37
Commento da Franco Mazza su 28 Settembre 2011 a 14:23

Ciao, Mirko, ti ringrazio per le parole di apprezzamento. Certo che mi unisco a chi nelle proprie immagini segnala con un bollino o citazioni per indicare se le immagini provengono da ambienti controllati o meno. Per il bollino non saprei come applicarlo, ma imparerò.

Sono sempre disponibile. Ciao Franco.

 

Commento da Mirko Sotgiu su 27 Settembre 2011 a 19:36
Grazie Franco per il tuo post, leggere le tue parole mi ha riempito di felicità, non sai quanto, penso che questo valga anche per tutti coloro che hanno lavorato e lavorano tutti i giorni per mantenersi più etici possibile, anche se non sempre è possibile/fattibile, viviamo in fondo in un sistema dove l'etica è l'ultimo dei problemi a quanto pare. Spero condividerai il più possibile il messaggio come noi facciamo da mesi. In questo blog molti di noi hanno iniziato a segnalare sempre nelle proprie immagini con un bollino, con una citazione se le immagini provenivano da ambienti controllati o meno, spero che anche tu ti unirai al nostro metodo. Ciao Mirko
Commento da Franco Mazza su 27 Settembre 2011 a 16:33

Mi scuso in anticipo con tutti voi per lo spazio che prenderò probabilmente impropriamente. Proprio perché sono entrato in questo gruppo e in questo Social Network da poco tempo posso affermare che ne sono rimasto profondamente colpito e affascinato e non posso fare a meno di dire, se mi è consentito, anche la mia.

Nella lettura del documento intitolato: “Etica della Comunicazione Naturalistica” ho ritrovato dei fondamenti importanti, che credevo ormai fossero nozioni dei soli addetti ai lavori.

Ho sempre cercato di diffondere la cultura ambientale in particolar modo ai bambini convinto che per far crescere l’umanità in questo senso bisogna cominciare proprio da loro. Nel mio lavoro ho avuto la fortuna, grazie ad un’intesa tra Ministeri, di entrare in punta dei piedi nel mondo dei bimbi, fin dalle scuole elementari. Nelle scuole si parlava di ambiente e del racconto con delle fotografie su diapositiva del devastante problema degli incendi boschivi, ma anche della vita e delle malattie di alcune piante, di animali.

Dapprima ho studiato come esperto forestale e alpicoltore e poi sono approdato, per mia fortuna, nel Corpo Forestale dello Stato, dove ho svolto molte attività tutte a difesa dell’ambiente, degli animali e della natura. Grazie alla Forestale sono riuscito a specializzarmi in alcuni settori di rilevanza Nazionale contribuendo, sia in materia info-investigativa, sia con fotografie e documenti alla stesura di libri per la “Collana Verde” del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, come ad esempio la ricerca delle cause della morte ed estinzione di alcune specie forestali.

Per questo motivo alcuni dei pensieri etici del testo sono parte integrante del mio "essere"  e quindi, di conseguenza, di comportamento e cultura ambientale.

Poiché è da poco tempo che posso dedicarmi esclusivamente alla mia grande passione, la fotografia, sono sorpreso e felicissimo di trovare un simile Social Network e un documento, stilato da fotografi, che ha un obiettivo così importante quale la coscienza etica della fotografia. Leggere nel testo: “…Confrontarsi con la natura in modo consapevole, avvicinandola con l’amore e l’attenzione che la rappresentazione per immagini presuppone, può significare solo imparare ad amarla e a difenderla, farsi carico di proteggerla e di promuoverne il rispetto e la divulgazione. Una conoscenza che non può restare puramente nozionistica e teorica (per quanto le informazioni siano importanti: non si può amare ciò che non si conosce), ma che deve essere anche empatica, emotiva. Solo così il fotografo potrà muoversi in situazioni in cui sono necessari estrema delicatezza, tatto, sensibilità, amore e rifiuto delle scorciatoie (anche a costo di rinunciare allo scatto: e questo è un concetto opposto, per definizione filosofica, alla cosiddetta caccia fotografica)” - “…Rinunciare allo scatto fotografico, un atto che spesso è originato da una decisione molto combattuta e difficile, diventa una necessità per chi, come i sottoscrittori di questo codice etico, intende tradurre in comportamenti concreti i principi scritti nel presente documento: soltanto così si potrà distinguere un fotografo davvero naturalista – ovvero eticamente corretto – da sedicenti colleghi indifferenti alle buone pratiche e dunque scorretti, innanzitutto nei confronti dell'ambiente.” è stato per me fondamentale. Per quanto possa contare la mia opinione, voglio condividere questa iniziativa e questo documento a prescindere dai commenti, che sono sintomo d’interesse e non di diniego.

Franco Mazza.

Commento da paola12 su 14 Settembre 2011 a 17:24
 

interessante! condivido in pieno e copio/incollo qui il codice etico di Survival:

 

Lavorare con i popoli tribali


Ottenere l’autorizzazione dai popoli che si vogliono filmare, e accettare qualsiasi

limite essi vogliano porre.

Prima di iniziare le riprese devono essere condotte ricerche accurate, consultando

varie persone sul campo.

Assicurasi che gli indigeni siano adeguatamente informati sulla situazione che il

documentario intende raccontare e sul come verrà utilizzato.

Assicurarsi che tutti gli intermediari rappresentino in modo appropriato gli indigeni

protagonisti del filmato.

Assicurarsi che la tribù sia adeguatamente ricompensata per la collaborazione.

Assicurarsi che tutti i membri della troupe comprendano di doversi comportare

come ospiti in casa d’altri.

Abbandonare il progetto se il popolo obietta, indipendentemente da qualsiasi

accordo stretto in precedenza e dagli investimenti già fatti.

 

Sicurezza per la tribù e la troupe cinematografica


I documentaristi non dovrebbero mai cercare di filmare le tribù incontattate, o quelle

che hanno solo contatti sporadici con l’esterno. È estremamente pericoloso per

entrambe le parti ed è probabile che il contatto provochi la morte degli indigeni

a causa di malattie verso cui loro non hanno difese immunitarie.

Prima di entrare nel territorio di una qualsiasi tribù dalle basse difese immunitarie,

devono essere prese serie precauzioni – tra cui accurati controlli medici – per

garantire che tutti i membri della troupe siano in perfetta salute.

Chiedere sempre il permesso della tribù e delle autorità per entrare e filmare

nelle aree indigene. Se qualche imprevisto dovesse mettere in pericolo il benessere

della tribù o di terzi, il progetto dovrebbe essere subito abbandonato.

Assicurarsi che gli indigeni coinvolti possano parlare liberamente, senza paura di

rappresaglie da parte di governi o industrie. Tutelare il loro anonimato laddove

necessario.

I documentari non dovrebbero mai ignorare le minacce che gravano su tutti i popoli

tribali del mondo, anche quando esse non costituiscono il tema principale del film.

In questo ambito, la denuncia è molto più importante che per altri popoli, che sono

più conosciuti al grande pubblico.

 

Post produzione equa

 



Non ingannare lo spettatore con scenografie o artifici fuorvianti. Ecco solo qualche esempio:

Gli oggetti realizzati in fabbrica non devono essere nascosti per far sembrare

la popolazione più “autentica”.

Non chiedere alla gente di indossare abiti tradizionali o di girare nudi per ragioni

di “autenticità”.

Non chiedere ai popoli tribali di far rivivere cerimonie o rituali ancestrali che non

sono più celebrati, a meno che questo non sia spiegato chiaramente agli spettatori.

Non permettere che l’obiettivo di realizzare una “buona storia” possa indurre gli

spettatori a farsi un’opinione iniqua o non realistica della tribù.

 

Trattamento e linguaggi discriminatori


Non suggerire mai l’idea che i popoli tribali siano “arretrati”, “selvaggi”, “primitivi”,

“uomini dell’età della pietra” o simili. Queste definizioni sono non solo sbagliate

ma anche inaccettabili.

Non suggerire mai l’idea che le tribù non appartengano al mondo moderno, perché

ciò implicherebbe falsamente che loro e il loro stile di vita siano congelati nel

passato. Potranno anche non essere “industrializzati”, ma sono anch’essi cittadini

del XXI secolo e, pertanto, moderni tanto quanto chiunque altro.

Commento da Raffaella Bolaffio su 14 Settembre 2011 a 13:53

Avete letto questo? Ho messo il link anche su facebook....

http://www.ilcambiamento.it/popoli_nativi/codice_etico_survival_fil...

Commento da Marco Pozzi su 14 Marzo 2011 a 15:53

Grazie Marco,  mi dici anche due parole su come applicarli, grazie mille

a presto marco

Commento da Marco Antonini su 14 Marzo 2011 a 15:42

Ciao Marco!

li puoi scaricare da qui, in formato eps o illustrator

http://photofarm.ning.com/group/eticanaturalistica/forum/topics/log...

Commento da Marco Pozzi su 14 Marzo 2011 a 15:23

Ciao a tutti,

scusate ma non riesco a trovare il link per reperire i loghi da aggiungere alle foto. Qualcuno mi aiuta? grazie mille 

Commento da Mirko Sotgiu su 7 Febbraio 2011 a 22:43

Credo possa interessare a tutti i collaoboratori del comitato etico

 

http://www.claudiarocchini.it/blog/obiettivo-oasi/

 

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