Il social network di fotografia naturalistica e reportage
Iniziata da Christian Patrick Ricci. Ultima risposta di Christian Patrick Ricci 10 Giu 2011. 14 Risposte 0 Mi piace
Mi sono indignato nel leggere l'intervista di Claudia Rocchini al proprietario dell'Oasi, non per Claudia che stimo ma per quanto dice Salamon.Vi invito tutti ad andare sul blog di Claudia e…Continua
Iniziata da Mirko Sotgiu. Ultima risposta di Valter Vannini 1 Giu 2011. 41 Risposte 0 Mi piace
Ciao a tutti Erminio ma anche altre persone in giro per il web hanno fatto notare che nel documento forse occorre meglio definire cosa intendiamo con oasi e il fatto che se scattiamo in oasi mettiamo…Continua
Iniziata da Mirko Sotgiu. Ultima risposta di Raffaella Bolaffio 26 Apr 2011. 40 Risposte 0 Mi piace
ETICA DELLA COMUNICAZIONE NATURALISTICA Questo documento nasce dall’esigenza di diversi comunicatori, fotografi e documentaristi di creare un modus operandi etico che possa rifarsi alle citate…Continua
Tag: fotografia, natura, etica, documento
Iniziata da Mirko Sotgiu. Ultima risposta di paola12 19 Dic 2010. 4 Risposte 0 Mi piace
Loghi e bollini in vettoriale.Continua
Commento
Commento da Mirko Sotgiu su 28 Settembre 2011 a 14:37
Commento da Franco Mazza su 28 Settembre 2011 a 14:23 Ciao, Mirko, ti ringrazio per le parole di apprezzamento. Certo che mi unisco a chi nelle proprie immagini segnala con un bollino o citazioni per indicare se le immagini provengono da ambienti controllati o meno. Per il bollino non saprei come applicarlo, ma imparerò.
Sono sempre disponibile. Ciao Franco.
Commento da Mirko Sotgiu su 27 Settembre 2011 a 19:36
Commento da Franco Mazza su 27 Settembre 2011 a 16:33 Mi scuso in anticipo con tutti voi per lo spazio che prenderò probabilmente impropriamente. Proprio perché sono entrato in questo gruppo e in questo Social Network da poco tempo posso affermare che ne sono rimasto profondamente colpito e affascinato e non posso fare a meno di dire, se mi è consentito, anche la mia.
Nella lettura del documento intitolato: “Etica della Comunicazione Naturalistica” ho ritrovato dei fondamenti importanti, che credevo ormai fossero nozioni dei soli addetti ai lavori.
Ho sempre cercato di diffondere la cultura ambientale in particolar modo ai bambini convinto che per far crescere l’umanità in questo senso bisogna cominciare proprio da loro. Nel mio lavoro ho avuto la fortuna, grazie ad un’intesa tra Ministeri, di entrare in punta dei piedi nel mondo dei bimbi, fin dalle scuole elementari. Nelle scuole si parlava di ambiente e del racconto con delle fotografie su diapositiva del devastante problema degli incendi boschivi, ma anche della vita e delle malattie di alcune piante, di animali.
Dapprima ho studiato come esperto forestale e alpicoltore e poi sono approdato, per mia fortuna, nel Corpo Forestale dello Stato, dove ho svolto molte attività tutte a difesa dell’ambiente, degli animali e della natura. Grazie alla Forestale sono riuscito a specializzarmi in alcuni settori di rilevanza Nazionale contribuendo, sia in materia info-investigativa, sia con fotografie e documenti alla stesura di libri per la “Collana Verde” del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, come ad esempio la ricerca delle cause della morte ed estinzione di alcune specie forestali.
Per questo motivo alcuni dei pensieri etici del testo sono parte integrante del mio "essere" e quindi, di conseguenza, di comportamento e cultura ambientale.
Poiché è da poco tempo che posso dedicarmi esclusivamente alla mia grande passione, la fotografia, sono sorpreso e felicissimo di trovare un simile Social Network e un documento, stilato da fotografi, che ha un obiettivo così importante quale la coscienza etica della fotografia. Leggere nel testo: “…Confrontarsi con la natura in modo consapevole, avvicinandola con l’amore e l’attenzione che la rappresentazione per immagini presuppone, può significare solo imparare ad amarla e a difenderla, farsi carico di proteggerla e di promuoverne il rispetto e la divulgazione. Una conoscenza che non può restare puramente nozionistica e teorica (per quanto le informazioni siano importanti: non si può amare ciò che non si conosce), ma che deve essere anche empatica, emotiva. Solo così il fotografo potrà muoversi in situazioni in cui sono necessari estrema delicatezza, tatto, sensibilità, amore e rifiuto delle scorciatoie (anche a costo di rinunciare allo scatto: e questo è un concetto opposto, per definizione filosofica, alla cosiddetta caccia fotografica)” - “…Rinunciare allo scatto fotografico, un atto che spesso è originato da una decisione molto combattuta e difficile, diventa una necessità per chi, come i sottoscrittori di questo codice etico, intende tradurre in comportamenti concreti i principi scritti nel presente documento: soltanto così si potrà distinguere un fotografo davvero naturalista – ovvero eticamente corretto – da sedicenti colleghi indifferenti alle buone pratiche e dunque scorretti, innanzitutto nei confronti dell'ambiente.” è stato per me fondamentale. Per quanto possa contare la mia opinione, voglio condividere questa iniziativa e questo documento a prescindere dai commenti, che sono sintomo d’interesse e non di diniego.
Franco Mazza.
Commento da paola12 su 14 Settembre 2011 a 17:24 interessante! condivido in pieno e copio/incollo qui il codice etico di Survival:
Lavorare con i popoli tribali
Ottenere l’autorizzazione dai popoli che si vogliono filmare, e accettare qualsiasi
limite essi vogliano porre.
Prima di iniziare le riprese devono essere condotte ricerche accurate, consultando
varie persone sul campo.
Assicurasi che gli indigeni siano adeguatamente informati sulla situazione che il
documentario intende raccontare e sul come verrà utilizzato.
Assicurarsi che tutti gli intermediari rappresentino in modo appropriato gli indigeni
protagonisti del filmato.
Assicurarsi che la tribù sia adeguatamente ricompensata per la collaborazione.
Assicurarsi che tutti i membri della troupe comprendano di doversi comportare
come ospiti in casa d’altri.
Abbandonare il progetto se il popolo obietta, indipendentemente da qualsiasi
accordo stretto in precedenza e dagli investimenti già fatti.
Sicurezza per la tribù e la troupe cinematografica
I documentaristi non dovrebbero mai cercare di filmare le tribù incontattate, o quelle
che hanno solo contatti sporadici con l’esterno. È estremamente pericoloso per
entrambe le parti ed è probabile che il contatto provochi la morte degli indigeni
a causa di malattie verso cui loro non hanno difese immunitarie.
Prima di entrare nel territorio di una qualsiasi tribù dalle basse difese immunitarie,
devono essere prese serie precauzioni – tra cui accurati controlli medici – per
garantire che tutti i membri della troupe siano in perfetta salute.
Chiedere sempre il permesso della tribù e delle autorità per entrare e filmare
nelle aree indigene. Se qualche imprevisto dovesse mettere in pericolo il benessere
della tribù o di terzi, il progetto dovrebbe essere subito abbandonato.
Assicurarsi che gli indigeni coinvolti possano parlare liberamente, senza paura di
rappresaglie da parte di governi o industrie. Tutelare il loro anonimato laddove
necessario.
I documentari non dovrebbero mai ignorare le minacce che gravano su tutti i popoli
tribali del mondo, anche quando esse non costituiscono il tema principale del film.
In questo ambito, la denuncia è molto più importante che per altri popoli, che sono
più conosciuti al grande pubblico.
Post produzione equa
Non ingannare lo spettatore con scenografie o artifici fuorvianti. Ecco solo qualche esempio:
Gli oggetti realizzati in fabbrica non devono essere nascosti per far sembrare
la popolazione più “autentica”.
Non chiedere alla gente di indossare abiti tradizionali o di girare nudi per ragioni
di “autenticità”.
Non chiedere ai popoli tribali di far rivivere cerimonie o rituali ancestrali che non
sono più celebrati, a meno che questo non sia spiegato chiaramente agli spettatori.
Non permettere che l’obiettivo di realizzare una “buona storia” possa indurre gli
spettatori a farsi un’opinione iniqua o non realistica della tribù.
Trattamento e linguaggi discriminatori
Non suggerire mai l’idea che i popoli tribali siano “arretrati”, “selvaggi”, “primitivi”,
“uomini dell’età della pietra” o simili. Queste definizioni sono non solo sbagliate
ma anche inaccettabili.
Non suggerire mai l’idea che le tribù non appartengano al mondo moderno, perché
ciò implicherebbe falsamente che loro e il loro stile di vita siano congelati nel
passato. Potranno anche non essere “industrializzati”, ma sono anch’essi cittadini
del XXI secolo e, pertanto, moderni tanto quanto chiunque altro.
Commento da Raffaella Bolaffio su 14 Settembre 2011 a 13:53 Avete letto questo? Ho messo il link anche su facebook....
http://www.ilcambiamento.it/popoli_nativi/codice_etico_survival_fil...
Commento da Marco Pozzi su 14 Marzo 2011 a 15:53 Grazie Marco, mi dici anche due parole su come applicarli, grazie mille
a presto marco
Ciao Marco!
li puoi scaricare da qui, in formato eps o illustrator
http://photofarm.ning.com/group/eticanaturalistica/forum/topics/log...
Commento da Marco Pozzi su 14 Marzo 2011 a 15:23 Ciao a tutti,
scusate ma non riesco a trovare il link per reperire i loghi da aggiungere alle foto. Qualcuno mi aiuta? grazie mille
Commento da Mirko Sotgiu su 7 Febbraio 2011 a 22:43 Credo possa interessare a tutti i collaoboratori del comitato etico
Il sito di fotografia naturalistica
Christian Patrick Ricci
Il sito di Fotografia delle Alpi Mirko Sotgiu
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Fabio Liverani
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