Il social network di fotografia naturalistica e reportage
Ciao a tutti.
L'argomento del post è nato quasi per scherzo da una bella (e animata) discussione che ho avuto con Fabio Liverani durante il workshop in Engadina. Il tema mi sembra decisamente interessante, per cui mi piacerebbe sentire anche il parere dei membri del social network di Photofarm.
Dal mio punto di vista la fotografia è arte o meglio: può essere arte. Credo fermamente che l'arte, oltre ad essere tecnica ed innovazione, sia soprattutto emozione. Un capolavoro deve trasmettere un'emozione altrimenti non può dirsi tale.
Sotto questo profilo, credo sia importante avere gli strumenti per comprendere il tipo di emozione che l'artista vuole trasmettere, altrimenti tutto diventerebbe troppo soggettivo e si rischierebbe di non dare importanza a capolavori che per innovazione, tecnica ed emozione non possono che essere tali.
La componente soggettiva riferita all'emozione è però, comunque, a mio avviso, molto importante.
In un certo senso, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.
Fatemi sapere, sempre se siete interessati al tema.
Ciaooo
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Permalink Risposto da fabio liverani su 20 Marzo 2011 a 12:38 Ciao a tutti, artisti e non .. :-) :-) :-)
“Compreso la fotografia certi scatti sono e rimarranno nella storia. Privi di contenitore perchè unici nella loro forma, unici perchè non devono essere contestualizzati. Parlano da soli...”
A... già, vero! In questi casi divengono ICONE, immagini siano esse fotografiche, pittoriche ecc ecc divengono “icone pubbliche” immagini talmente note che vanno oltre il discorso arte, comunicazione, storia, vanno oltre il loro momento storico e divengono simboli, o meglio icone di riferimento di un determinato contesto / comunicazione. Esempio, la foto del che di korda, la foto della bambina nuda che corre ad hiroshima, il bambino ebreo con le mani alzate, nota icona della seconda guerra mondiale, la quale va oltre al chi l’ha fatta dove, come e e perchè, è diventata un simbolo, anche perchè se si scavasse nella storia si scoprirebbe che quella come altre icone, sono in questo caso state eseguite allo scopo contrario, la foto in questione infatti è stata fatta da un ufficiale ss per dimostrare la metodicità e il buon lavoro svolto. :-( :-( :-( :-(
Altre icone sono risostruzioni, la bandiera di iwo jima, la liberazione del campo di Mauthausen ecc ecc.
Alcune immagini attraversano la storia oltrepassando il “discorso” immagine e diventando simbolo o icona di una determinato periodo storico, o di una determinata ideologia, pensiero, ecc ecc.
Sul concetto di arte / artista, lettura dell’opera ci sono diverse scuole di pensiero, chi da una parte afferma che l’opera è imprescindibile dall’artista e si sente di “giudicare” la stessa solo conoscendo il percorso dell’artista, e chi invece sostiene il contrario esatto, fra questi ricordo calvino, il quale si divertiva a dare falsi curriculum sostenendo che l’opera va letta, giudicata analizzata come opera indipendentemente dal percorso, processo storico culturale dell’artista che la esegue.
Fra grosse virgolette è quello che si fa nei concorsi fotografici dove l’autore dovrebbe non essere noto alla giuria.
Probabilmente le due filosofie son entrambe valide, dipende dai contesti, io sinceramente non mi sento di “sposarne” nessuna e mi limito al pensare che dipende dai vari casi, dal tipo di opera ecc.
In fotografia invece “pretendo” per leggere un immagine di conoscerne i connotati.
“Fabio continua a parlarmi del contenitore :-). Se una foto è esposta in un museo allora è un opera d'arte, se invece è su una rivista allora diventa qualcos'altro... e se prima viene stampata su una rivista come foto giornalistica e successivamente viene esposta in un museo? La funzione cambia, cambia il contenitore ma la foto che prima era giornalisto viene "elevata" ad opera d'arte...... la foto però è la stessa... magari era un'opera d'arte anche prima, solo che in un primo periodo non era riconosciuta come tale... pure Van Gogh teneva i suoi quadri nella sua stanzetta prima che fossero messi nel musei... Klimt era anche un decoratore e ora le sue decorazioni sono ritenute opere d'arte e si va a visitarle con quello scopo... non può accadere la stessa cosa oggi? E non può accadere la stessa cosa con una fotografia?”
Hai presente la gioconda? :-) in quanti l’hanno vista? Io per esempio non l’ho mai vista, ma l’ho ben presente in quanto è riprodotta in immagini (fotografie) che vagamente gli assomigliano in ogni dove. Ma se chiedi in giro, tutti diranno sì l’ho vista, ignorando che molti hanno visto solo una riproduzione fotografica che nulla a a che fare con l’opera, gli manca la tridimensionalità del colore data a pennello, la dimensione, e tanto altro...
Quando faccio un catalogo ad un artista, eseguo sempre una riproduzione di un opera nel suo totale, ma sempre di ogni opera eseguo più interpretazioni fotografiche andando sul dettaglio, perchè sono queste che poi funzioneranno nel catalogo, l’opera intera riprodotta sarà una bieca documentazione che assomigli all’originaale, le altre saranno dettagli che invece comunicheranno un punto di vista sull’opera, porteranno il lettore a notare un qualcosa dell’opera che gli autori vorranno fotograficamente portare alla su attenzione.
Un opera d’arte riprodotta non è più opera d’arte ma documentazione della stessa, anche se è una fotografia, quindi non è la stampa proposta dall’artista ma la stessa riprodotta su altro supporto, con un altra dimensione, su un altro contenitore.
La foto del campesinos di korda e opera d’arte la stampa di korda, non certo la sua riproduzione sulla rivista di fotografia o storia.
Diverso se un immagine viene presentata, impiegata prima come foto giornalistica, kapa, bresson, korda, salgado lo hanno fatto e poi proposta in stampe numerate in mostre d’arte fotografica divengono arte fotografica a tutti gli effetti, attraverso il tempo ed il contenitore sono diventate un altra cosa. Ripubblicate verrano percepite non più come foto giornalismo, ma come un opera d’arte che ha gli stessi connotati di un opera giornalistica.
Bellismo e molto probabilmente realistico Edgar Degas...
Quando leggo una fotografia, tralasciamo pittura e altro, il mio percorso è semplice,
1 contenitore. In che contenitore mi viene proposta?
2 connotati, analisi e decodifica di tutti i connotati del’immagine: cielo, terra, persone animali, piante, simboli, azioni, località geografica (si percepisce?)
3 geometrie, esclusione del colore e analisi delle linee forti, della composizione,
4 colore, analisi dei colori, cromatismi.
5 denotati: i connotati, la composizione, il colore cosa denotano? Soggetto, significato e significante.
6 comunicazione, analisi di cosa e del come e a chi comunica cosa?
Questo processo non parte a caso dal contenitore, in quanto puo essere dal monitor, al libro, alla rivista o alla mostra, la stessa immagine puo cambiare molto come significato anche in base al suo contenitore. Non guardiamo con gli stessi occhi una foto esposta al word press photo di quella su novella 2000, vi pare?
Se una foto mi viene inviata per e -mail per una lettura una buona cosa, credo sia anche quella di dare un lettura in base al contenitore in cui la vedremmo più idonea...
Se un immagine serve per un atals di identificazione dei fiori non può avere gli stessi connotati e denotati di una foto dello stesso fiore eseguita con lo scopo di realizzare qualcos’altro come un immagine creativa o interpretativa, no?
ciao.
f.
Permalink Risposto da Raffaella Bolaffio su 20 Marzo 2011 a 22:03 ... Fabio, vedo con piacere che hai cambiato tastiera... :-D
Mmmm, tutto il tuo discorso sulle riproduzioni mi lasciano perplessa... certo che un'opera d'arte riprodotta non è un'opera d'arte anch'essa ma è pura documentazione o semplicemente rappresentazione con scopo estetico, però non credo che la riproduzione faccia perdere o acquistare valore (non parlo in termini economici ma artistici) all'opera in questione... al massimo la può rendere più o meno famosa o popolare.
Però non si può affermare che non avendo visto l'originale, non si possa comprendere e riconoscere un'opera d'arte perchè in fondo è quello che dici quando affermi che cambiando il contenitore cambia anche il significato dell'opera.... che la guardi da un monitor, o da una foto su un libro, o dal vivo, la Gioconda, quella vera, (l'opera del più grande artista e scienziato di tutti i tempi) avrà sempre il medesimo valore, cambia solo la fruizione, può anche cambiare la funzione se vuoi, ma non cambia il fatto che l'opera sia quella e viene riconosciuta universalmente come opera d'arte. E poi, una volta la Gioconda è stata pure rubata, mi vuoi dire che quando il ladruncolo la teneva sotto il suo letto, in base a quanto detto sul contenitore, non era più la stessa opera d'arte ma aveva funzione di scendiletto? :-D
Ma mi rendo anche conto che per le fotografie il discorso può cambiare. Hai detto che tra una foto giornalistica e una foto "da museo" solo la seconda può essere considerata opera d'arte soltanto in base all'ormai celeberrimo contenitore. Mumble mumble.... e se invece una foto giornalistica la considerassimo opera d'arte proprio per la sua funzione giornalistica? Se una foto ha uno scopo e riesce perfettamente allo scopo oltre ad essere eccezionale da molti punti di vista, perchè non può, proprio per questi motivi, essere considerata un'opera d'arte?
Ho riflettuto su una cosa in questi ultimi tempi proprio sul discorso della riproduzione. Ho sentito dire più volte che una fotografia non può essere cosiderata un'opera d'arte perchè di un negativo se ne possono fare quante copie si vogliono e quindi verrebbe meno la famosa unicità dell'opera. A parte il fatto che anche dell'urlo di Munch, l'autore ne ha fatte varie versioni e così è per molte altre opere, l'idea rimane comunque quella ed è quella la vera opera d'arte, ma perchè si continua a dire che una foto è riproducibile?
Certo, si può stampare mille volte, ma lo stesso si può fare, come abbiamo visto, della foto della Gioconda per esempio, la si può pure riprodurre con tela e pennelli (ci sono copisti in grado di (ri)fare cose incredibili) ma provare a ri-scattare una foto è assolutamente impossibile, no?
Vi lascio con un'altra bella frase di Degas:
"Morti gli dei, ci è compagna soltanto la poesia, ultima stella nella notte del caos"
Buonanotte! Fate bei sogni... ;-)
Raffa
Permalink Risposto da fabio liverani su 21 Marzo 2011 a 8:21 ciao raffaella, spesso le fotografie artistiche, fatte con questo scopo, cioè la commercializzazione nel circuito dell'arte venivano staampate in copie numerate poi con certificazione notarile si bruciava il negaatrivo, oggi come facciano ai tempi dei file digitali sinceramente lo ignoro.
quel che sostengo è che la riproduzione della gioconda non è la gioconda, e che vederla stampata su un catalogo, libro ecc equivale a vedere qualcosa che vagamente gli assomilglia, non equivale a vedere l'opera. cosi come vedere un documentario sul messioco non equivale ad andare in messico.
infatti la maggior parte delle persone che siu trovano difronte alla gioconda ci riamngono male, in quanto se l'aspettavano più grande, nella riprodiuzione anche se le dimensiuoni sono didascalizzate non si provano certo le stesse emozioni.
se consideri una foto giornalistica opera d'arte in quanto ottimo esempio di foto giornbalismo, usi arte come aggettivo, che è comune.
credo che arte sia un vocabolo che si piega e adatta a diverssi significati... io qui lo impiegavo in maniera "sistematica" non come aggettivo.. che in questo caso lo si puo impiegare anche per il fornaio o l'idraulico. :-)
la fotografia è riproducibile, credo, nel senso che da un negativo fai quante stampe vuoi, ma è una "scusa" antifotografica (si fa per deire), un po' anacronistica... è un po' ciome la vecchia stupidaggine, la fotografia ucciderà la pittura e altre sciochezze prnunciate nei tempi passati...
se bruci il negaativo o cancelli il file la fotograafia e meno riproduccibile della pittura, mi sa...
:-)
ciao
f.
Permalink Risposto da Raffaella Bolaffio su 21 Marzo 2011 a 13:01 ... di nuovo la tastiera di prima? :-(
Si, ok..... quindi dici che bisogna distinguere tra Arte sostantivo e arte aggettivo.... si, posso essere d'accordo... :-)
Indubbiamente vedere qualsiasi cosa "dal vivo" suscita delle emozioni che una riproduzione non potrà mai dare, oltre a rendere l'esperienza di maggior valore perchè non mediata da altri fattori... (a parte la Gioconda che la si può vedere alla distanza minima di due metri e ha pure un vetro davanti colmo di riflessi! :-( )... è anche vero che la fruizione di una qualsiasi opera, che sia un quadro, una foto, un brano musicale o un brano letterario, cambia molto anche in base alle esperienze vissute, al periodo o allo stato d'animo del momento... per esempio se leggi un libro a vent'anni non ti sembrerà lo stesso se lo rileggi a quaranta... quindi una sorta di mediazione c'è sempre in fondo... ma di questo mi pare abbiamo già parlato ampiamente.
Interessante anche il fatto che le stampe fotografiche artistiche abbiano molto in comune con le acquaforti o le xilografie, dove, anche in questo caso, dopo il numero limitato di stampe, la matrice veniva distrutta... :-)
Ne La storia dell'arte di Gombrich, l'autore si interrogava sui fattori che hanno scatenato la nascita dell'arte moderna... uno di questi è la nascita della fotografia (quindi l'opposto della famosa diceria "la fotografia ucciderà la pittura") in quanto ha stimolato una visione della natura che non tentasse di imitarla, come avveniva in passato, ma di interpretarla e di andare oltre ad essa, per esempio nella rappresentazione di cose non visibili, come i sentimenti o l'inconscio. In quegli anni si cominciò a considerare dispregiativo il termine "fotografico" associato alla pittura, proprio per i motivi già detti. Mentre alla nascita della fotografia, l'intento del fotografo era proprio quello di riprodurre la realtà, è interessante vedere come successivamente anche in fotografia l'interpretazione e la visione dell'artista (o del fotografo) sia diventata fondamentale e imprescindibile.
Ciao! :-)
Raffa
Permalink Risposto da fabio liverani su 22 Marzo 2011 a 8:38 :-)
"l'intento del fotografo era proprio quello di riprodurre la realtà"
:-) già, peccato che ancora non ci sia riuscito nessuno... :-)
erano altri tempi e probabilmente altri cioncetti di realtà... basta pensare alla prima fotografia, la quale ritraeva una piazza vista dall'alto, nella realtà la piazza era piena di persone in movimento, nella fotografia, causa il lungo tempo di esposizione, la piazza era deserta, se non vado errato mi pare che nessuno si acorse dell'incongruenza tanto fu affascinato dal nuovo marchingegno che per mezzo della luce "scriveva" il riflesso della realtà, oggi sappiamo filtrata dal mezzo tecnico e dall'autore...
ciao
f.
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